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LAURA SANTAMARIA ◌ UR

laura santamaria


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Laura Santamaria - Ur
a cura di Andrea Lacarpia

 
dal 20 settembre al 19 ottobre 2013

Dimora Artica inaugura la nuova stagione espositiva con la mostra personale di Laura Santamaria, a cura di Andrea Lacarpia.
Il progetto nasce da una riflessione sulla funzione semantica dell'oreficeria presso i sumeri, antica civiltà della quale Ur è stata una delle maggiori città stato. Lo spazio espositivo ospiterà un'installazione dalle forti suggestioni romantiche, ispirata agli scavi archeologici visti come spazi di comunicazione con la dimensione cosmica, della quale l'arte orafa fu il simbolo terreno.

Durante il processo di ricerca e nelle fasi di realizzazione del progetto sono stati preziosi l’aiuto, la guida e i contributi fotografici del Penn Museum di Philadelphia (Usa) che dal 1887 è uno dei maggiori riferimenti nell’ambito dell’archeologia e casa di questi straordinari esempi di lavori in oro.
Si ringrazia il Penn Museum ed il suo gentile staff per la loro collaborazione, tempo, supporto visivo ed energia, accolti con gratitudine.



Laura Santamaria – "Ur"

testo di Andrea Lacarpia

Nonostante il radicale cambiamento che la modernità ha portato nella visione della storia, si è sempre conservata, più o meno sotterraneamente, la particolare inclinazione dello spirito che interpreta la realtà dei fenomeni come il riflesso di un piano metafisico, il quale, retto da leggi misteriose e immutabili,  comunica attraverso il linguaggio del simbolo, della metafora che si mostra come un'epifania da decifrare.
Stabilità e ciclicità sono due aspetti essenziali della visione tradizionale dell'esistenza, l'uno legato ai culti solari maschili, l'altro a quelli ctoni femminili. Nelle società tradizionali tali aspetti sono sintetizzati nel concetto di regalità, il quale comprende aspetti virili e femminili, incarnati nelle ieratiche figure di re e regine. L'archetipo della coppia divina è così rappresentato da coppie reali, le quali ottengono questo status per discendenza di sangue e per investitura.
Pur nell'odierna banalizzazione mass mediatica, l'archetipo della regalità resiste nell'inconscio collettivo come garante del diritto e della giustizia, più forte della burocrazia perchè basato su immutabili qualità trascendenti.
In alcuni momenti storici la coppia regale è stata sintetizzata nella personalità magnetica di figure singole, incarnazioni del motore immobile sovrannaturale e del movimento circolare della natura, quindi insieme trascendenti e terrene. La regina Puabi, vissuta nella città stato sumera di Ur del 2600 A.C., probabilmente fu una regnante considerata semidivina dal proprio popolo, e di essa è stato ritrovato un importante corredo funebre, capolavoro dell'oreficeria antica comprensivo di un imponente diadema in oro e pietre preziose.

Il fascino degli scavi archeologici e della figura di Puabi ha accompagnato Laura Santamaria in un progetto che comprende lo studio delle fonti storiche e dei reperti, oltre alla creazione di opere dalla particolare valenza simbolica, attraverso le quali costruire un ponte di comunicazione con la dimensione metafisica, trascendendo la lontananza di spazio e di tempo. Nel suo scavare in profondità, l'archeolgia è espressione del desiderio dell'uomo moderno di ritrovare le radici perdute, dalle quali si è separati per via di ripetuti artifici. Dalle viscere della terra riemerge il mondo magico che, se represso, viene trasformato dalla psiche in nevrosi e malesseri. L'arte magica, in origine manifesta, in tempi di decadenza e materialismo diviene occulta per proteggersi dal cattivo uso che l'uomo ne farebbe. Così la grande minera d'oro del subconscio resta protetta nella parte buia della coscienza, come antichi gioielli nascosti sotto le stratificazioni del tempo. Nel proprio percorso artistico, Laura Santamaria ha sempre espresso le sorprendenti assonanze tra l'ineffabilità delle cose terrene e un disegno cosmico che rende illusoria ogni casualità. Come in un atto meditativo, il fuoco e i pigmenti, i materiali maggiormente utilizzati dall'artista, si tramutano in mutevoli ideogrammi, nei quali il gesto, sempre misurato e concentrato, è utilizzato per descrivere la realtà nel suo complesso intreccio di piani materiali e incorporei, allestendo visionari luoghi romantici dove ogni traccia, anche la più impalpabile, ha la propria funzione semantica in un linguaggio cosmico.

Nel progetto Ur, Laura Santamaria presenta per la prima volta delle opere interamente costituite da lamine di metallo dorato. L'oro è sempre stato simbolo di incorruttibilità e stabilità, e per questo storicamente utlizzato dai regnanti per comunicare l'origine divina del proprio potere. Come evidenzia anche il linguaggio dell'alchimia, l'oro rappresenta il massimo grado di purezza al quale può aspirare l'uomo che vuole trasmutare il proprio essere: la stessa trasfigurazione che nell'ambito della regalità è data dall'iniziazione.
La valenza semantica dell'oreficeria, oltre ad essere connaturata alle peculiarità specifiche del materiale utilizzato, emerge anche  negli schemi utilizzati nei manufatti, ripetuti e composti in diversi modi. Laura Santamaria interpreta in modo autonomo i moduli dell'antico diadema di Puabi, i quali, ritrovati smembrati nel sito della sepoltura della regina, sono stati successivamente ricomposti in una ipotetica composizione conservata al Penn Museum in Pennsylvania. L'artista risale al momento del ritrovamento degli elementi del diadema in Iraq e, ricomponendone i frammenti, li riassembla in nuovi flussi sensoriali.
Nelle due sculture in ottone sbalzato e martellato, sospese a mezz'aria e intitolate "Nin", le forme degli anelli intrecciati, i fermacapelli e i fiori, vanno a formare grovigli che ricordano delle mappe stellari. Il flusso di linee, dal ritmo vorticoso o sereno a seconda dei tratti, oltre a suggerire remoti spazi interstellari, riporta alle forme del mondo organico, connettendo così gli astri ai processi vitali.
La forma della foglia, altro elemento ripetuto più volte nel diadema di Puabi, viene riproposto da Laura Santamaria in due modi divverenti: il primo è la sovrapposizione di più foglie in lamina d'ottone che vanno a formare un'insolita siluette frastagliata, il secondo è la rappresentazione in scala maggiore della foglia, questa volta presa singolarmente ad aumentarne il misterioso aspetto ieratico. Essendo incorruttibili, le forme originarie mantengono il proprio valore trascendente nonostante le diverse associazioni in nuove forme, le quali anzi contribuiscono alla loro spinta evolutiva. Ecco quindi che gli anelli intrecciati, chiaro riferimento alla rigenerazione dei cicli cosmici, in un'altra opera di Laura Santamaria esprimono tutta la loro valenza simbolica nonostante il ribaltamento di un'immagine originaria: una grande spirale d'ottone è associata a due stampe fotografiche riproducenti porzioni del diadema, sovrapposte e girate di 90 gradi, in modo da creare una composizione verticale che riproduce lo stesso avvitamento del caduceo di Mercurio e dello schema del DNA. La sublimazione delle energie sotterranee in un'impalbabile rarefazione dello spirito accompagna il progetto Ur nella sua interezza: le energie oscure risalgono, fluendo in sottili movimenti energetici che, come spirali, risalgono verso l'oro della coscienza.