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PALOMAR

palomar


lorenzo casali
Lorenzo Casali

lorenzo casali
Lorenzo Casali

monica mazzone
Monica Mazzone

monica mazzone
Monica Mazzone

federica di carlo
Federica Di Carlo

federica di carlo
Federica Di Carlo

patrizia emma scialpi
Patrizia Emma Scialpi

patrizia emma scialpi
Patrizia Emma Scialpi


PALOMAR
Lorenzo Casali | Federica Di Carlo | Monica Mazzone | Patrizia Emma Scialpi

Inaugurazione: venerdì 24 giugno ore 18.30

Apertura mostra: fino al 16 luglio 2016

DIMORA ARTICA, via Matteo Maria Boiardo 11 – Milano (MM1 Turro)


Venerdì 24 giugno Dimora Artica ospita l’inaugurazione di Palomar, progetto ideato da Patrizia Emma Scialpi che riunisce le opere di Lorenzo Casali, Federica Di Carlo, Monica Mazzone e Patrizia Emma Scialpi.
La mostra collettiva Palomar s’inserisce all’interno della collaborazione tra Dimora Artica e Galleria Arrivada, in una sinergia che nasce dalla stima e dal comune impegno nella promozione dell'arte contemporanea.


Palomar è una piccola indagine sulle dinamiche dell’esperienza visiva con un approccio che tende a slegare la pratica del’osservazione dagli elementi narrativi.
Rimodulando forme e strutture, ingabbiando la luce tramite moduli e traduzioni, la mostra si articola nell’emergere di uno sguardo spurio, nella volontà di osservare anche attraverso l’accecamento, inteso come due occhi distinti che si spartiscono alternativamente la luce. Accompagnando quindi un occhio carnale, esteriore, ad un occhio accecato da difetti, aspettative, dai diversi strumenti di elaborazione dei dati trasmessi.

In Palomar di Italo Calvino il nome del protagonista è dichiaratamente ispirato all’omonimo osservatorio astronomico, Mount Palomar diventando indizio e chiave di lettura dell’opera letteraria; allo stesso modo per gli artisti in mostra, la figura del signor Palomar si configura segno e direzione di una comune ricerca artistica sulla visione. 
Per Federica Di Carlo, i confini mentali, fisici o immaginari divengono stimolo per la creazione di nuovi orizzonti visivi. Ne fa monito in quest’opera - rimodulata per gli spazi di Dimora Artica -  appropriandosi del concetto espresso in Parerga e paralipomena da Schopenhauer e che ci appare come un raggio di luce, un’indicazione o l’iscrizione di una soglia. L'installazione al muro richiede una attivazione da parte dello spettatore che è invitato a muoversi nello spazio e sulla scala a chiocciola per poter leggere interamente la scritta specchiata.I riflessi sulle superfici delle sculture presentate da Monica Mazzone ci conducono in luoghi mentali catalizzatori di attenzione emotiva, che vengono tradotti in "Oggetti-Immagine”, svincolandosi da categorie ed utilizzando l’apparato installativo come supporto fisico del presupposto numerico, criterio fondamentale di ogni suo lavoro. In IL MINIMO è l’impossibilità di un software 3D di tradurre i segni dell’artista a suggerirle la forma delle sculture; con una sofisticata indagine sui concetti di sottrazione, coincidenza e continuità, l’artista fa del limite un interstizio, luogo di incontro o separazione fra bidimensionale e tridimensionale.
Nel lavoro di Lorenzo Casali la luce individua segni di rovine, spoglie, come un elemento indicatore ed indicato allo stesso tempo di tutto ciò che ci appartiene e che inevitabilmente è destinato a sparire. Senza giudizio o antagonismo l’artista ci guida in questo processo tramite un’elaborazione di carattere archeologico dove osservazioni individuali diventano opportunità per riflessioni più ampie.
In Time Capsule è la polvere l’elemento che innesca un dialogo: in base alla forma della particelle e alla superficie, i grani di polvere hanno la capacità di assorbire, piegare o riflettere la luce. Esattamente come uno specchio, questo materiale impalpabile reindirizza la luce come luce, senza produzione di ombra. L'interazione tra la riflessione e l’assorbimento della luce ci permette uno sguardo pluridimensionale.
Con L’Invasione di Patrizia Emma Scialpi siamo nella fase che precede l’esplorazione fisica vera e propria.
La visione è archiviata nel momento del decollo, l’arrivo non vi è mai - se non di riflesso nella dimensione terrena. Il  diorama custodito in un profilo lunare ci prepara a geografie interstellari attraverso un occhio terrestre che si pone nello spazio non riuscendo a staccarsi mai dall’ingombro delle fessure terrene.