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DANIELE CARPI ◌ COME CIMA SELVOSA

Daniele Carpi - ArtVerona 2017















































Dimora Artica @ArtVerona presenta Daniele Carpi solo show "Come cima selvosa"

13/16 Ottobre 2017

Pav 12 Booth i8 - Veronafiere . Viale del Lavoro 8 - Verona - www.artverona.it


DANIELE CARPI – COME CIMA SELVOSA

Rispetto alle azioni ordinarie che si svolgono nella prevedibilitÓ di un ambiente giÓ noto, viaggiare Ŕ un'azione che presuppone uno spostamento pi¨ ampio in luoghi meno noti, e quindi un'apertura all'imprevedibile. Il viaggio Ŕ da sempre associato alla dimensione immaginativa, la tensione rinviante che spinge all'esterno di sÚ aprendo la strada a nuove possibilitÓ. Nei racconti mitici il viaggio associato alla perdita di coordinate certe Ŕ un mitologema ricorrente, metafora dell'instabilitÓ della psiche mossa da desideri contrastanti, dei quali solitamente il mito suggerisce una sintesi dinamica, in cui razionale e irrazionale sono integrati in una nuova unitÓ.
A distanza di millenni la vita interiore e il suo rapporto con l’ambiente esterno si mostra sempre nella sua complessitÓ: che si navighi nel mare, nello spazio o nel web, l’uomo deve sempre fare i conti con un destino imprevedibile ed un’alteritÓ perturbante.
Il peregrinare di Ulisse tra sconosciute isole abitate da esseri fantastici non Ŕ dissimile dall’esperienza del protagonista di 2001: Odissea nello spazio. In entrambi i casi lo smarrimento, il pericolo e l’abbandono aprono un confronto tra volontÓ e destino, in cui la coscienza razionale deve fare i conti con il proprio substrato pulsionale.
Pur essendo espressione di aspetti innati della natura umana, i segni che emergono dal profondo possono apparire incongrui come creature bizzarre, in cui la dimensione antropologica si perde in un altrove che, selvatico o tecnologico che sia, chiede di essere integrato alla coscienza.
L’improvviso apparire di un’alteritÓ non ancora identificabile razionalmente Ŕ descritto da un passo del nono libro dell’Odissea nel quale il mostruoso Ciclope viene comparato alle impervie aree boschive di una montagna isolata dal resto, separandolo cosý da ogni concezione di civiltÓ umana.
Il passo originale recita: “Ed era un mostro immenso, non somigliava ad un uomo che mangia pane, ma alla cima selvosa di altissimi monti, che appare isolata dalla altre”. Affrontando il Ciclope, Ulisse si scontra con i residui di un'era titanica dominata da incontrollabili forze telluriche, incarnate da figure talmente remote da non poter essere descritte in termini umani. Confondendosi con il paesaggio, il Ciclope appare indifferenziato come le energie originarie che contengono in potenza tutte le possibilitÓ di sviluppo della natura e della cultura, non ancora separate.

In parte ispirata a suggestioni aperte dalla lettura della descrizione omerica del Ciclope-montagna, l’installazione Come cima selvosa s’inserisce con coerenza nella ricerca di Daniele Carpi, sviluppata intorno ad una visione dell’opera come risultato di una sintesi mai definitiva, in cui il dialogo tra istanze opposte genera forme composite che, come nel fenomeno della pareidolia, stimolano una percezione instabile. Nelle opere di Carpi l’uomo Ŕ formato dall’ambiente che lo circonda e viceversa, aprendo riflessioni sull’agire umano tra volontÓ ed abbandono, potere e fallimento.
Se nell’installazione realizzata nel 2016 all’Edicola Radetzky compariva un imperatore decadente, immerso nella vegetazione per impersonare il paradosso della sovranitÓ tra ordinamento politico e vita biologica, nel progetto Come cima selvosa emerge l’isolamento del Ciclope, testa-montagna separata dal resto del mondo come sintomo di una natura originaria inaccessibile.
Nella testa-paesaggio si mettono in discussione le definizioni di natura e cultura, in un confronto tra una realtÓ in divenire e le definizioni astratte che ne vogliono fissare i limiti. Il paesaggio osservato assume una forma antropomorfa e l’uomo diviene paesaggio, soggetto e oggetto della visione si fondono in un gioco di specchi in cui interioritÓ e mondo esterno coincidono. Il busto del Ciclope, sviluppato in pi¨ versioni presenti nell’installazione, si presenta come un asteroide, una pietra aliena che osserva dall’alto unendo il mondo minerale a quello umano, in una dimensione in cui il singolo sasso coincide con l’intera montagna.

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Nella propria ricerca, Daniele Carpi (Chiavenna, 1976, vive e lavora a Como) segue un procedimento di accumulo e sottrazione che porta alla luce il costante confronto tra l'impermanenza della realtÓ e l'astrazione delle definizioni. Accostando elementi eterogenei, Carpi assembla “oggetti simbolici” che comprendono insieme: stimoli percettivi instabili e regole di composizione, mutamenti imprevisti e punti di equilibrio.