logo Dimora Artica




exhibitions  •  editions  •  info
                                        
                                                                        

GIUSY PIRROTTA TAIXUNIA

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

Giusy Pirrotta - Taixunia, Dimora Artica

please scroll down for the English version

 

GIUSY PIRROTTA - TAIXUNIA
A cura di Dimora Artica


Inaugurazione: giovedì 2 maggio ore 18.30

Apertura mostra: dal 2 maggio al 9 giugno 2019
Sabato, domenica, lunedì h 16.00 – 20.00, altri giorni su appuntamento

Luogo: DIMORA ARTICA, via Dolomiti 11 – Milano (MM1 Turro)


Dimora Artica presenta Taixunia, mostra personale di Giusy Pirrotta. Unendo diversi riferimenti tratti dall'antropologia culturale e dalla sociologia contemporanea, il progetto è sviluppato intorno al mito del paradiso perduto, tra illusione e realtà.

 

Il mito di un luogo utopico dove regna pace e armonia, e in cui l’uomo vive in completa simbiosi con la natura e il cosmo, è presente in molte culture, religioni, sistemi mitologici e credenze, oltre ad essere stato sviluppato in ambito letterario, soprattutto dal diciannovesimo secolo, da autori come Goethe, Thoreau, Nietzsche, Flaubert, Dostoevsky.

Eden, Paradiso, Età dell’oro, Arcadia e Campi Elisi sono nomi diversi dello stesso archetipo dell'immaginario collettivo, solitamente descritto come un luogo fantastico perso a causa di un evento apocalittico, una tragedia, una catastrofe naturale, una maledizione divina, o un comportamento che attira forze oscure e diaboliche.

In Memories and Visions of Paradise, Exploring the Universal Myth of a Lost Golden Age (1995),  Richard Heinberg esplora dal punto di vista storico e antropologico diversi miti sul paradiso perduto, interpretandoli come l'elaborazione di ricordi di un luogo reale, sedimentati nella memoria collettiva. In tali visioni ricorrono riferimenti ad una dimensione pastorale in cui l'uomo è in armonia con il cosmo, un equilibrio che secondo John Zerzan (1999, Against Civilisation, Reading and Reflections) si è incrinato gradualmente con l’avvento della civilizzazione, un fattore talmente pervasivo da produrre stati di alienazione e inadeguatezza, che sfociano in patologie e nevrosi. Secondo Zerzan e il pensiero Anarco Primitivista, la perdita del contatto con l'aspetto primitivo, nomade e selvaggio dell’uomo contemporaneo corrisponde alla perdita dell’autosufficienza e della libertà dell’uomo stesso originariamente raggiunta nel suo profondo rapporto con la natura. L’uomo contemporaneo diventa dipendente e chiuso dentro un sistema di produzione e consumo dove il capitalismo è talmente radicato nella nostra esistenza da non consentire alternative se non la fine del mondo. Secondo Mark Fisher (2009, Capitalism Realism: Is there no Alternative?) le distopiche visioni cinematografiche che riportano l’uomo ad uno stato primordiale dopo una catastrofe naturale o un evento di distruzione di massa, sono testimonianze della mancanza di vere alternative: l'inconscio collettivo rivela l'ineluttabilità del sistema di forze che diventano parte del reale.

 

Sviluppato intorno a queste riflessioni e sul ruolo sociale e antropologico che i miti sull'Arcadia rivestono nella contemporaneità, Taixunia mira a descrivere un luogo costruito sull’idea di escapismo e riscoperta di un mondo dove l’uomo ritrova il contatto con la propria “umanità” legata al rapporto con la natura. Giusy Pirrotta rielabora forme tratte dal folklore e dalle credenze popolari, in particolare osservando rituali che esaltano l’avvicinamento alla dimensione primitiva e selvaggia dell’uomo, per narrare una nuova storia in cui poter immaginare un’alternativa alla società contemporanea.

Il nome di questa nuova utopia deriva dalla parola cinese taixu, che significa grande vuoto, vuoto supremo dal quale tutto nasce e tutto ritorna, concetto che emerge in diversi percorsi filosofici e religiosi orientali e che Zhang Zai (1020 - 1077), filosofo cinese neo-confuciano della dinastia Song, per primo associa al Qi, la forza vitale, contraddicendo la definizione Buddista e Daoista di Taixu come vuoto assoluto che non può contenere nulla al suo interno, ma definendolo come elemento catalizzatore e di trasformazione se associato alla forza vitale.

 

Taixunia è dunque un luogo, una meta finale che si può raggiungere solo con l'ausilio di particolari strumenti, decifrando un linguaggio sconosciuto e compiendo rituali che saranno scoperti lungo il cammino e che l’artista definirà con lo sviluppo del progetto. Lo spazio di Dimora Artica viene trasformato da Giusy Pirrotta nel primo capitolo di questa storia in cui sono presentati tre personaggi in procinto di partire per Taixunia per ritrovare l'essenza originaria dell'esistenza.

Elemento centrale della mostra è una grande mappa che rappresenta Taixunia attraverso montagne e corsi d'acqua, una mappa dipinta su più di duecento piastrelle di ceramica bianca disposte sul pavimento. Oltre a ricordare le tipiche decorazioni portoghesi chiamate azulejos, l'opera reinterpreta la tradizione pittorica cinese Shan Shui, in cui il paesaggio è rappresentato in modo idealizzato e non realistico, accostando i colori secondo un diagramma che esprime forze ed equilibri della natura e le sensazioni provate dall'artista nella natura selvaggia.

Sculture realizzate con ceramica smaltata e altri materiali presentano i tre protagonisti di questo viaggio: teste e maschere dipinte con diversi colori, in continuità con il paesaggio, dagli occhi che s’illuminano con luci colorate. Lo sguardo degli esploratori proietta all'esterno, sotto forma di luce, il paese che essi desiderano, luogo che corrisponde alla loro interiorità più profonda, insieme origine e destino.

Una di queste proiezioni diviene sequenza d'immagini, sotto forma di diapositive tratte dalla raccolta di incisioni Voyage Pittoresque Ou description des Royaumes De Naples et De Sicilie, resoconto delle esplorazioni effettuate dall’artista francese Jean Honorè Fragonrad nel periodo a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, epoca di rinnovato interesse per l'antichità e di Gran tours formativi tra rovine e paesaggi bucolici.

Il legame tra paradiso desiderato e ricordo del luogo originario è suggerito da Giusy Pirrotta anche in chiave autobiografica, scegliendo tra le incisioni quelle che si riferiscono alle “Calabrie”, nome con il quale un tempo era definita l'attuale Calabria, tra le quali compare anche la sua città d'origine.

La dimensione affettiva dei ricordi che vanno a formare l'inconscio personale e collettivo diviene quindi la chiave per decifrare miti e immagini simboliche, che emergono dall'interiorità andando a formare la nostra visione del mondo.


 

________________________________________

 

GIUSY PIRROTTA - TAIXUNIA
Curated by Dimora Artica


Opening: May 2nd at 6:30pm

Exhibition will be open: from May 2nd to June 9th 2019
Saturday, Sunday, Monday 4.00 pm - 8.00 pm, other days by appointment.

Location: DIMORA ARTICA, via Dolomiti 11 – Milano (MM1 Turro)

 

Dimora Artica presents Taixunia, a solo exhibition by Giusy Pirrotta. Combining different references drawn from cultural anthropology and contemporary sociology, the project is developed around the myth of lost paradise, between illusion and reality.


The myth of a utopian place where peace and harmony reigns, and in which humanity lives in complete symbiosis with nature and the cosmos, is present in many cultures, religions, mythological systems and beliefs, as well as being developed in the literary field, especially from the nineteenth century, by authors such as Goethe, Thoreau, Nietzsche, Flaubert, Dostoevsky.

Eden, Paradise, Golden Age, Arcadia and Elysian Fields are different names of the same archetype of the collective imagination, usually described as a fantastic place lost due to an apocalyptic event, a tragedy, a natural catastrophe, a divine curse, or a behavior that attracts dark and diabolical forces.

Richard Heinberg's Memories and Visions of Paradise, Exploring the Universal Myth of a Lost Golden Age (1995), explores different myths about the lost paradise from a historical and anthropological point of view, interpreting them as the elaboration of memories of a real place, settled in the collective memory. In these visions there are references to a pastoral dimension in which man is in harmony with the cosmos, an equilibrium that according to John Zerzan (1999, Against Civilization, Reading and Reflections) gradually cracked with the advent of civilization, a factor so pervasive as to produce states of alienation and inadequacy, which lead to pathologies and neuroses. According to Zerzan and the Anarcho-Primitivist thought, the loss of contact with the primitive, nomadic and savage aspect of contemporary man corresponds to the loss of self-sufficiency and the freedom of man himself originally reached in his profound relationship with nature. Contemporary man becomes dependent and closed in a system of production and consumption where capitalism is so rooted in our existence that it does not allow alternatives but the end of the world. According to Mark Fisher (2009, Capitalism Realism: Is there no Alternative?) the dystopic cinematographic visions that bring man back to a primordial state after a natural disaster or an event of mass destruction are evidences of the lack of true alternatives: the collective unconscious reveals the inevitability of the system of forces that become part of reality.

 

Developed around these reflections and on the social and anthropological role that the myths of Arcadia play in the contemporary world, Taixunia aims to describe a place built on the idea of escapism and rediscovery of a world where man finds contact with his own "humanity" linked to the relationship with nature. Giusy Pirrotta re-elaborates forms taken from folklore and popular beliefs, in particular by observing rituals that enhance the approach to the primitive and wild dimension of man, in order to narrate a new story in which to imagine an alternative to contemporary society. The name of this new utopia derives from the Chinese word taixu, which means great emptiness, supreme emptiness from which everything is born and everything returns, a concept that emerges in various philosophical and religious paths that Zhang Zai (1020 - 1077), neo Chinese philosopher Confucian of the Song dynasty, associated first with Qi, the vital force, contradicting the Buddhist and Daoist definition of Taixu as an absolute void that cannot contain anything within it, but defining it as a catalyst and transformation element if associated with vital life.

 

Taixunia is therefore a place, a final destination that can be reached only with the help of particular instruments, deciphering an unknown language and performing rituals that will be discovered along the way, defined by the artist during the development of the project. The space of Dimora Artica is transformed by Giusy Pirrotta in the first chapter of this story in which three characters are presented about to leave for Taixunia to rediscover the original essence of existence.

The principal work of the exhibition is a large map representing Taixunia through mountains and waterways, a map painted on more than two hundred white ceramic tiles placed on the floor. In addition to recalling the typical Portuguese decorations called azulejos, the work reinterprets the Shan Shui Chinese pictorial tradition, in which the landscape is represented in an idealized and unrealistic way, combining the colors according to a diagram that expresses the forces and balances of nature and the sensations experimented by the artist in the wild nature.

Sculptures made of glazed ceramic and other materials present the three protagonists of this journey: heads and masks painted in different colors, in continuity with the landscape, with eyes that light up with colored lights. The gaze of the explorers projects the place they desire to the outside, in the form of light, a place that corresponds to their deepest interiority, both origin and destiny.

One of these projections becomes a sequence of images, in the form of slides taken from the collection of engravings Voyage Pittoresque Ou description des Royaumes De Naples et De Sicilie, an account of the explorations made by the French artist Jean Honorè Fragonrad in the period between the eighteenth century and the nineteenth century, a time of renewed interest in antiquity and in formative Grand Tours among ruins and bucolic landscapes.

The link between the desired paradise and the memory of the original place is suggested by Giusy Pirrotta also in an autobiographical key, choosing among the engravings those that refer to the "Calabrie", a name with which once it was defined the current Calabria, among which appears also her hometown. The affective dimension of memories that form the personal and collective unconscious thus becomes the key to deciphering myths and symbolic images, emerging from the interior life, and forming our vision of the world.