DER WALDGANG

06/11/2014 – 09/11/2014

Participation of Dimora Artica in The Others fair, Torino

Artists: Daniele Carpi, Luigi Massari, Nicol Vizioli.

Dimora Artica partecipa a The Others Fair 2014 con le opere di Daniele Carpi, Luigi Massari e Nicol Vizioli riunite nel progetto “Der Waldgang”. Dal 6 al 9 Novembre 2014 presso l’ex carcere Le Nuove a Torino.
Durante la manifestazione, il progetto Der Waldgang ha vinto il premio miglior progetto curatoriale, selezionato da una giuria composta da Andrea Bruciati, collettivo A.Titolo, Roberta Pagani.

Der waldgang (passaggio al bosco): Le fiabe ci danno del bosco un’immagine tutt’altro che serena: all’ombra degli alberi secolari ci si perde per incontrare le minacciose personificazioni del male, prove di coraggio che l’uomo deve superare per risvegliare una coscienza addormentata. Le fiabe sono una delle trasposizioni popolari del linguaggio mitico, tipo di narrazione che si rinnova nel tempo mantenendo invariati i mitologemi fondamentali. Tra gli archetipi del mito l’uomo selvatico è uno dei più presenti, ripreso anche in tempi recenti da diversi autori: spesso raffigurato nella sua ibridazione con il mondo animale, esso vive nelle foreste più inaccessibili, nelle quali si mimetizza per salvarsi dal destino di una modenità che baratta la libertà in cambio delle comodità della tecnica. Tra le asperità del bosco si rinnova l’età dell’oro, tempo nel quale la libertà coincide con la necessità: incarnando la conoscenza primordiale che animava l’uomo prima che perdesse i legami con la propria sede naturale, esso rappresenta l’individualità più profonda e incorruttibile, libera da ogni sudditanza e mai scalfita dalla corsa del tempo. Con l’avanzare delle civiltà il rapporto dell’uomo con la propria essenza si fa non più diretto, come era nell’uomo selvaggio primitivo, ma diviene sempre più mediato da parole, gesti e immagini che, segretamente tramandate alle classi dominanti, formarono la base dei rituali d’iniziazione. Da qui il linguaggio esoterico che, nell’antico Egitto come nella Grecia dei misteri, passando dall’alchimia medioevale fino alla moderna Massoneria, insegna la morte rituale che rinnova la vita nelle fonti dell’esistenza. Il bosco, come misterioso luogo disseminato di pericoli, è il luogo nel quale la sopravvivenza è legata all’intuito, in esso l’uomo ritrova la forza interiore, addormentata per il perenne addomesticamento imposto dal fatalismo di una civiltà che sottomette le personali aspirazioni al giogo della tecnica e dell’economia, facendo credere che non si possa vivere senza di esse. Grazie alle situazioni di più pungente pericolo, nelle quali il confine tra la vita e l’ineffabile mistero si mostra nella sua massima eloquenza, l’uomo ritrova la propria libertà. Una volta oltrepassata la soglia che separa il mondo sensibile da quello metafisico, la regina delle paure scompare, portando con se ogni altro timore e donando all’uomo il massimo della regalità possibile: il dominio su se stesso.

Daniele Carpi investiga il rapporto che intercorre tra l’uomo e l’ambiente esterno, tra lotta e contaminazione. Esso descrive la vitalità adattiva del soggetto umano, l’individualità del quale s’ibrida con l’anima dei luoghi che lo circondano formando con essa un’unità formale tra l’organico e il geologico. La testa, soggetto privilegiato dall’artista, è un vaso trasfigurato da ciò che contiene come da ciò che gli è esterno: l’interiorità si contamina con gli schemi sociali e la natura selvatica determinando bizzarre congregazioni tese tra il geometrico, l’organico, il vegetale e il minerale.
Nelle opere di Luigi Massari affiorano tracce provenienti dall’impalpabile dimensione psichica, ologrammi di una realtà originaria che fu integra per poi essere offuscata dall’ondeggiare dei flussi del tempo. Essa appare dapprima come immagine incorporea, per poi farsi sempre più definita e concreta. Un territorio dalla sospensione onirica, terra di mezzo nella quale elaborare un nuovo modo di vivere la realtà, e nella quale unire in modo organico unità e molteplice, tradizione e contemporaneità. Luigi Massari ritrova l’originaria vitalità dell’uomo lontano dalla civiltà moderna, nell’oscurità del luogo interiore intimamente connesso con le proprie radici, nel quale risiede il terrore e la rinascita.
Con gli scatti fotografici della serie “An opening song”, Nicol Vizioli descrive il dialogo tra l’uomo e la propria anima originaria, fotografando soggetti umani che si relazionano con animali selvatici, volatili che tradizionalmente rappresentano l’interiorità più profonda. Le scene, immerse in un ambiente buio dominato dai colori della terra, rimandano ad una teatralità propria delle rappresentazioni drammatiche, con un lirismo dato dall’accentuazione dei gesti e degli sguardi. Un ritorno alla natura selvatica che è proiezione delle urgenze psicologiche dell’uomo moderno, per il quale la fuga dalla civiltà della tecnica equivale al ritrovamento della propria vitalità selvaggia, in una solitudine in cui poter riscoprire la propria natura originaria.