Interview with Flavia Albu

By Deborah Maggiolo and Lorenzo D’Alba

IT

Raccontaci di te, in che modo e misura il contesto in cui hai vissuto ha influenzato la tua poetica?

Posso dire che negli ultimi 5, 6 anni è successo un po’ tutto. Sicuramente gli inizi didattici hanno condizionato il successivo discorso pittorico, che quindi per certi versi ha avuto un costante interlocutore. La prima mostra che ha avuto un reale peso nel mio percorso è stata Pittura Futura (2016) con Rivoli2. È nel contesto di questo dialogo specifico sulla pittura (testo critico di Alberto Mugnaini e una riflessione a latere di Claudio Olivieri) che è iniziato un percorso che si è poi sviluppato criticamente, anche durante il biennio specialistico in Accademia. In generale sono state le collaborazioni continuative a essere le più proficue per la mia crescita personale e per il mio lavoro, grazie agli incontri e ai discorsi che in questi contesti si sono sviluppati.

Quali sono le tematiche centrali della tua ricerca ? Cosa aspiri a indagare attraverso il tuo lavoro ?

Indubbiamente tutto nasce da una domanda sulla pittura, i suoi paradigmi e il regime di vita dell’immagine, le dinamiche dello sguardo e della rappresentazione. Mi interessa l’oscillazione, citando Emilio Garroni (scoperto grazie a Teresa Iaria), tra il vedere-attraverso e il vedere-dinnanzi, la complicazione di categorie come trasparenza e opacità o altre categorie dicotomiche, come intenzionalità e aleatorietà. Credo che lavorare su questi aspetti possa portare a scandagliare più genericamente i concetti di libertà e potere (per quanto rilegati al contesto del metodo e del lavoro artistico).

Esiste un antenat* lontan*, nel mondo dell’arte, cui sei in qualche modo legat*? Quale artista ha esercitato maggior influenza sul tuo lavoro ? | altra figura / fonte d’ispirazione in generale ?

Partendo dal presupposto che mi interessano moltissime ricerche anche molto diverse tra loro, è impossibile individuare un artista o una figura in particolare, si possono solo fare degli esempi tra gli altri. Tra questi potremmo ricordare Gerhard Richter come Anne Imhof come pure un John Gerrard, per quanto le rispettive opere possano differire e i loro rapporti con la pittura sembrare non in tutti i casi evidenti. Chiaramente anche tutto ciò che è studio sul dispositivo rappresentativo è fondamentale.

Come ti muovi rispetto al tuo presente? Quale pensi che sia il ruolo dell’artista oggi?

È questo un po’ il nodo da sciogliere, come mi muovo rispetto al mio presente… Il problema della libertà e della responsabilità sono questioni molto importanti. Premetto che non penso alla figura dell’artista come a una figura univoca e definita, e non so se debba conseguentemente avere un ruolo che in tutti i casi sia lo stesso. Per quanto mi riguarda, fino a ora ho avuto la necessità di fare una ricerca specifica e ancorata al dispositivo pittorico. Vorrei che la mia pratica mi restituisse un’esperienza venata da riflessioni, anche poche ma utili, sul linguaggio, i dispositivi, la vita delle immagini, che è poi il modo in cui stiamo al modo, comunichiamo e definiamo i nostri rapporti e le nostre azioni.

ENG

Tell us a bit about yourself, in which way and how much did the context in which you grew up and lived influence your work?

I can say that in the latest 5, 6 years I have experienced a bit of everything. Certainly, my didactic education influenced the consequent pictorial discourse, that therefore, has always had an interlocutor, in some way. The first exhibition to mark an important step in my artistic path was Pittura Futura (2016), with Rivoli2. It was precisely in the context of this specific dialogue on painting (with a critical text by Alberto Mugnaini and a collateral reflection by Claudio Olivieri) that a precise itinerary that has further developed in a critical way, also during the specialistic biennial at Brera Academy, was born. In general, continuous collaborations have proved to be the most productive for my personal development and for my work, thanks to the encounters and dialogues that have developed in these contexts.

Which are the central themes of your research? What do you aspire to investigate through your work?

Undoubtedly, it all arose from a question about painting, its paradigms and the life regime of the image, as well as the dynamics of the gaze and of representation. I am interested in the oscillation, quoting Emilio Garroni (discovered thanks to Teresa Iaria) between the act of seeing-through and seeing-in-front, in the complexity of categories such as those of transparence and opacity but also of other dichotomous ones, such as intentionality and randomness. I believe that working on these aspects can lead to probe, more generally, also the concepts of freedom and power (although linked to the context of the artistic method and work).

Is there a distant ancestor, in the art world, to whom you are somehow attached? Which artist had the most influence on your work ? | any other figure / source of inspiration in general ?

Moving from the premise that I am interested in many different researches, it is impossible to pinpoint an artist or a figure in particular, I can only give examples among others. Among them, we could mention Gerhard Richter as well as Anne Imhof and John Gerrard, however much their respective work may differ and their relationship with painting may not always seem evident. Clearly, everything related to the studies on the representative device is of  fundamental importance to me.

How do you move with respect to your present time? What do you believe the role of an artist is today?

This is exactly the knot to be untied, how do I move with respect to present time… That of freedom and responsibility are some very important issues for me. I anticipate that I do not believe the artist to be a univocal and clearly defined figure, and I do not know, therefore, whether the same role should apply to everyone and in any case. As far as I am concerned, until now I have felt the necessity to develop a specific research focused on the pictorial medium. I would like my practice to give me back an experience packed with reflections, even a few useful ones, on topics such as language, devices, and the life of images, that, in the end, is precisely the way we experience the world, communicate and  define our relationships and actions.