Interview with Matteo Gatti

On the occasion of “Mutante il corpo mio s’abissa”, Matteo Gatti’s solo exhibition at Dimora Artica, Deborah Maggiolo interviewed the artist about his practice and his poetics.


IT

Raccontaci di te, in che modo e misura il contesto in cui hai vissuto ha influenzato la tua poetica?

Come milioni di persone sono nato e cresciuto in provincia, ho passato l’infanzia in un parco e l’adolescenza su una panchina. Nello specifico una provincia molto ricca economicamente e molto povera da tanti altri punti di vista. Basandomi sulla mia esperienza e su quella di altre persone, mi pare che la provincia ti metta davanti a un bivio: o scegli di abbandonarti ai ritmi cristallizzati e all’eterno ritorno della comodissima quotidianità oppure decidi di fare un atto di resistenza. Io, grazie anche alla mia famiglia che si è sempre interessata alle svariate forme della cultura, mi sono ritrovato a scegliere la seconda strada. Ho sviluppato sin dall’infanzia una propensione piuttosto marcata alla creazione di realtà parallele, meravigliose almeno per me, che si separavano nettamente dall’ordinario. Credo che questo sia l’aspetto più importante che ha influito sulla mia pratica artistica.

Quali sono le tematiche centrali della tua ricerca ? Cosa aspiri a indagare attraverso il tuo lavoro ?

Ho difficoltà a parlare di tematiche perché mi pare che queste siano più una conseguenza che una causa del mio lavoro. I temi di indagine almeno nel mio caso sono una costruzione narrativa che sopraggiunge in un secondo momento. Alla base c’è più una sorta di suggestione che per ora è sempre stata abbastanza immutabile e morbosa: una sorta di ecosistema in cui le forme animali vegetali e minerali si fondono in entità singolari che stanno tra la vita e la non vita e che determinano paesaggi sterminati. Talvolta questa bizzarra dimensione viene a incontrare quella umana, non si capisce se in modo aggressivo o pacifico.

Questa è la fantasia che sta alla base del mio lavoro: l’approccio ha poco di intellettuale, è più un riflesso condizionato, non saprei dire da cosa o da chi.

Esiste un antenat* lontan*, nel mondo dell’arte, cui sei in qualche modo legat*? Quale artista ha esercitato maggior influenza sul tuo lavoro ? | altra figura / fonte d’ispirazione in generale ?

A livello consapevole non saprei fare un nome. Sono più interessato ad abbeverarmi a fonti che stanno fuori dal mondo dell’arte, come ad esempio l’entomologia, la ricerca sulla vita dei fondali marini o lo studio sui comportamenti dei parassiti, che è sorprendente.

Questa estate ho avuto la fortuna di trovare sul fondo di una piscina una scolopendra, un animale meraviglioso che ero sicuro fosse morto. Dopo circa un’ora che la osservavo, sicuro di poterne fare un trofeo, ha cominciato a riprendere le forze e muovere tutti i suoi cento piedi dapprima molto debolmente, e poi sempre più vigorosamente fino a riprendersi del tutto. Ho assistito alla resurrezione di una scolopendra, esperienza davvero strabiliante. Sono legato a questo tipo di osservazioni, più che al riferimento al mondo dell’arte, anche se purtroppo non capita tutti i giorni una cosa così. (Ovviamente l’ho lasciata andare via)

Come ti muovi rispetto al tuo presente? Quale pensi che sia il ruolo di un’artista oggi?

Mi sembra che il ruolo dell’artista sia molto cambiato. Un tempo pare che l’artista fosse un individuo, riconosciuto da una società, che aveva il ruolo di mediatore: faceva da ponte tra quello che chiamiamo realtà e un’altra dimensione misteriosa, che racchiudeva gli incubi, i desideri, i fantasmi e le emozioni individuali e collettive. La cosa interessante era che visitare questo luogo era utile a decodificare la dimensione ‘reale”.

Oggi le abilità e le competenze dell’artista sono perfettamente inglobate nella società. A partire dalla scuola ai ragazzi vengono richieste modalità di ragionamento non lineare, intuizioni, capacità di improvvisazione, multidisciplinarietà…tutti aspetti che fanno parte dell’approccio artistico. Tutti producono contenuti. Le aziende organizzano corsi di formazione che vanno in quella direzione e guardano con interesse le persone che hanno una formazione in campo artistico, questo lo dico in base alla mia piccola esperienza personale. Probabilmente si sono resi conto che quel modo di ragionare, quello sguardo sul mondo genera profitto, porta efficacia al processo produttivo. Non so se sia un bene o un male ma dalla mia parziale prospettiva mi sembra di ravvedere questo. Paradossalmente oggi sembra che i problemi maggiori li ha chi artista non è.

ENG

Tell us a bit about yourself, in which way and how much did the context in which you grew up and lived influence your work?

Like millions of other people I was born and raised in the province, I spent my childhood in a park and my adolescence on a bench. In particular, a very rich province economically speaking but very poor from many other points of view. Based on my experience and that of other people, it seems to me that the province puts you in front of a crossroads: either you choose to abandon yourself to the crystallized rhythms and the eternal return of the very comfortable everyday life or you decide to perform an act of resistance. I, also thanks to my family who has always been interested in the various forms of culture, found myself choosing the second path. Since childhood I have developed a rather marked inclination for the creation of parallel realities, wonderful at least for me, which were clearly separated from the ordinary. I think this is the most important aspect that has influenced my artistic practice.

Which are the central themes of your research? What do you aspire to investigate through your work? 

It is not easy for me to talk about themes, because it seems to me that these are more a consequence than a cause in my approach. The themes of investigation, at least in my case, are a narrative construction that occurs afterward. At the base there is rather a sort of suggestion that, for now, has always been quite immutable and morbid: a sort of ecosystem in which animal, vegetable and mineral life forms merge into singular entities that lie between life and non-life and that define endless landscapes. Sometimes this bizarre dimension comes to meet the human one, it is not clear whether in an aggressive or peaceful way.

This is the fantasy that lies at the basis of my work: the approach is not very intellectual, it is more like a conditioned response, I can’t say by what or who.

Is there a distant ancestor, in the art world, to whom you are somehow attached? Which artist had the most influence on your work ? | any other figure / source of inspiration in general ?

On a conscious level, I can’t make a name. I am more interested in drawing inspiration from sources that are outside the art world, such as entomology, research on seabed life or the study of parasite behaviour, which is amazing.

This summer I was lucky enough to find a scolopendra at the bottom of a pool, a wonderful animal that I was sure was dead. After about an hour I was watching it, certain that I could make a trophy out of it, it began to gain its strength back and move all its hundred feet, at first very weakly and then more and more vigorously, until it recovered completely. I witnessed the resurrection of a scolopendra, a truly amazing experience. I am tied to this type of observation more than I am to the reference to the world of art, even if unfortunately such a thing doesn’t happen every day. (Of course I let the scolopendra go)

How do you move with respect to your present time? What do you believe the role of an artist is today?

It seems to me that the role of the artist has changed a lot. In the past it seems that the artist was an individual, recognized by a society, who fulfilled the role of mediator: acting as a bridge between what we call reality and another mysterious dimension, which contained nightmares, desires, ghosts and individual and collective emotions. The interesting thing was that visiting this place was useful to decode the “real” dimension. Today, the artist’s skills and competences are perfectly incorporated into society. Starting from school, children are asked for non-linear reasoning methods, intuitions, improvisation skills, multidisciplinarity … all aspects that are part of the artistic approach. Everyone produces content. Companies organize training courses that follow that direction and look with interest at people who have an education in the artistic field, I say this based on my personal experience. They probably realized that that way of thinking, that particular way of looking at the world, generates profit, brings efficacy to the production process. I don’t know if it’s a good or a bad thing but from my partial point of view I seem to notice this. Paradoxically, today it seems that those who are not artists have the biggest problems.