Lunar Stories

04/02/2021 – 28/02/2021

Artists: Andrea Arrigoni, bn+ BRINANOVARA, Francesco Ciavaglioli, Nicola Gobbetto, Iacopo Pesenti, Camilla Rocchi

IT

Dimora Artica presenta Lunar Stories, mostra collettiva che unisce le opere di sette artisti emergenti di diverse generazioni.

L’atmosfera notturna illuminata dal chiaro di luna e l’incorporeità del digitale sono le suggestioni dalle quali nasce il progetto, in cui le opere dei diversi artisti si mostrano come altrettante storie in una raccolta di racconti.

Sempre più pervasivo e parte integrante dell’esperienza della realtà nella nostra epoca, il mondo digitale si mostra come una dimensione dall’evanescenza traslucida, in cui la percezione dello spazio fisico è sempre più mediata dai dispositivi tecnologici.

Pur nell’utilizzo delle tecniche tradizionali, come la pittura e la scultura, o nell’appropriazione di immagini della storia dell’arte, negli ultimi anni l’espressione artistica è permeata dal digitale. L’estetica prodotta dai render generati al computer, dai programmi di grafica e dai videogiochi influenza l’attuale produzione artistica, connotata da una particolare attitudine immaginifica e una libertà nella manipolazione delle immagini che spesso possono ricordare l’immaginario dei giochi fantasy o l’approccio compositivo del graphic design.

La vocazione dell’arte di rendere visibile l’invisibile è oggi condivisa con la tecnologia e la scienza, che ci possono far interagire con spazi virtuali o mostrare l’apparenza delle forme biologiche più infinitesimali. Nello stesso tempo l’arte può attingere anche da ambiti diversi, come l’inconscio collettivo e il vissuto individuale, delineando inedite ibridazioni tra mondi apparentemente lontani, con cui metabolizzare la complessità culturale del presente. In bilico tra visioni spettrali e fisicità della materia, l’arte rimescola le carte e ci mostra un territorio intermedio, che sembra composto dalla stessa sostanza della luce lunare, in cui l’invisibile appare senza rivelarsi completamente.

I dipinti di Andrea Arrigoni (1996) nascono dall’osservazione e rielaborazione delle immagini che costituiscono l’ambiente contemporaneo.

La quotidianità è trasformata in chiave personale portando al limite l’idea di sospensione, utilizzando una vivace gamma cromatica e stilizzando le forme con stesure di colore uniforme.

Il duo artistico bn+ BRINANOVARA (Giorgio Brina 1993 – Simone Novara 1994) abbraccia una pratica transdisciplinare. La loro ricerca approfondisce e sfida con ironia archetipi culturali, in favore dell’immagine multiforme del Reale.

Il dipinto in mostra, intitolato Oroveneto, è il riaccadere di un ritratto realizzato dal pittore rinascimentale Bartolomeo Veneto attraverso una porzione dell’abito di un gentiluomo. L’opulenza e lo sfarzo del tessuto dorato diventano linee sospese che emergono dal nero in cui è immersa la figura, esse sono il ricordo di un panneggio che si fa ipotesi per una nuova immagine.

Protagonista dei lavori di Francesco Ciavaglioli (1983) è un’idea di natura mediata da sistemi di riproduzione che utilizzano le immagini come base di un processo di riproduzione e ripetizione.

L’interesse per la riproducibilità tecnica delle immagini si cristallizza nell’immagine del giardino, in un paesaggio sospeso a metà tra organismo e astrazione, tra natura e uomo.

L’immagine tecnica o scientifica diventa paesaggio per certi versi piatto, immateriale o metafisico.

Il giardino dell’uomo è una costruzione fatta da concetti; idee catalogate e disposte in ordini diversi ma da cui traspare il toccante tentativo di trovare un luogo sicuro nel mondo.

La produzione di Nicola Gobbetto (1980) si snoda attorno alla ricerca dell’Io. È dal mondo della narrativa fantastica, della mitologia, del cinema e dello sport che Gobbetto trae ispirazione. Le tecniche da lui sperimentate vanno dalla pittura al video, dall’installazione alla scultura, fotografia, collage digitale e disegno. Nella serie YOU CAN FIX IT IF IT’S BROKEN, BUT YOU CAN STILL SEE THE CRACK, alle immagini di antiche sculture sono sovrapposti dei cerotti a rimarcare le fratture del marmo, alludendo al desiderio di ricostruire l’irraggiungibile bellezza idealizzata della classicità. L’artista si appropria delle icone della bellezza classica per raccontare le nevrosi contemporanee legate ad una cura del corpo che rincorrendo forme astratte ed irreali sfocia nell’utilizzo smodato della chirurgia plastica.

Nella ricerca di Iacopo Pesenti (1990) è centrale la dialettica tra espressione vitale e idealizzazione, in una tensione interiore che apre varchi su un altrove indecifrabile. I processi della mente che trasformano il flusso dei pensieri in forme più nitide vengono trasposti da Pesenti in dipinti dall’atmosfera rarefatta ed enigmatica, in cui si percepisce un’inquietudine lunare, dai connotati magici.

Il lavoro di Camilla Rocchi (1998) è un invito a guardare ogni singola forma naturale per coglierne l’essenza spirituale manifesta.

Le opere in mostra sono parte della serie Organismi metamorfici, ceramiche che prendono spunto dal lavoro del biologo Ernst Heackel Kunstformen der Natur e, in particolare, dallo studio delle diatomee. Comparse circa 145 milioni di anni fa, le diatomee costituiscono le prime forme di vita sul nostro pianeta. Le loro forme simmetriche, semplici ma complesse, funzionali e belle allo stesso tempo, sono come mandala naturali che racchiudono i segreti della vita stessa.

ENG

Dimora Artica presents Lunar Stories, a group exhibition that gathers together the works of seven emerging artists from different generations.

The nocturnal atmosphere lightened up by the moonlight as well as the incorporeal essence of the digital are the suggestions at the basis of the project, in which the works of the different artists are presented as stories in a collection of narratives. More and more pervasive and an integral part of the experience of reality in our era, the digital world poses itself as a dimension of translucent evanescence, where the perception of physical space is increasingly mediated by technological devices.

Even when dealing with traditional techniques, such as painting and sculpture, or with the appropriation of images from the history of art, in recent years, the artistic expression is permeated by the digital. The aesthetics produced by computer-generated renderings, graphic programs and video games is influencing the current artistic production, characterized by a particular imaginative attitude and sense of freedom in the manipulation of images which can often recall the imagery of fantasy games or the compositional approach of graphic design.

The vocation of art to make the invisible visible is today shared with technology and science, which can make us interact with virtual spaces or show us the configuration of the most infinitesimal biological forms. At the same time, art can draw from different areas, such as the collective unconscious and individual experience, outlining unprecedented hybridisations between apparently distant worlds with whom to metabolize the cultural complexity of the present time. On the edge between ghostly visions and physicality of matter, art mixes the deck and shows us a halfway territory, which seems to be made of the same substance as the moonlight, where the invisible appears without revealing itself completely.

Andrea Arrigoni‘s (1996) paintings originate from the observation and reworking of the images that constitute the contemporary environment.

Everyday life is transformed through a personal lens by taking the idea of suspension to its limits, making use of a lively chromatic range and outlining shapes with uniform colours.

The artistic duo bn+ BRINANOVARA (Giorgio Brina 1993 – Simone Novara 1994) embrace a transdisciplinary practice. Their research explores and ironically challenges cultural archetypes, in favor of a multifaceted image of the Real.

The painting on display, titled Oroveneto, is the re-occurrence of a portrait realized by the Renaissance painter Bartolomeo Veneto through a portion of the gentleman’s attire. The opulence and splendor of the golden fabric become suspended lines emerging from the black in which the figure is immersed, they represent the memory of a drapery that makes itself a hypothesis for a new image.

The protagonist of Francesco Ciavaglioli‘s (1983) works is an idea of nature mediated by reproduction systems that use images as the basis of a process of reproduction and repetition.

The interest in the technical reproducibility of images crystallizes itself in the image of the garden, in a landscape suspended in between organism and abstraction, nature and humanity.

The technological or scientific images become a kind of immaterial and metaphysical landscape.

The human garden is a construction made up of concepts; ideas classified and arranged in different orders which reveal the touching attempt to find a safe place in the world.

Nicola Gobbetto‘s (1980) production revolves around the search for the Self. It is from the world of fantasy narrative, mythology, cinema and sport that Gobbetto draws inspiration. The techniques he experiments with range from painting to video, from installation to sculpture, photography, digital collage and drawing. In the series YOU CAN FIX IT IF IT’S BROKEN, BUT YOU CAN STILL SEE THE CRACK, images of antique sculptures are superimposed with plasters to highlight the cracks of the marble, alluding to the desire to reconstruct the unattainable idealized beauty of classicism. The artist appropriates icons of classical beauty to tell about the contemporary neurosis related to a body care that, chasing after abstract and unreal shapes, leads to an excessive use of plastic surgery.

Central to Iacopo Pesenti‘s (1990) research is the dialectic between vital expression and idealisation, in an internal tension that opens up to an indecipherable elsewhere. The processes of the mind that transform the flow of thoughts into clearer forms are transposed by Pesenti into paintings with an enigmatic and rarefied atmosphere, in which a lunar restlessness is perceived, with magical connotations.

Camilla Rocchi‘s (1998) work is an invitation to look at every singular natural form to grasp its manifest spiritual essence.

The works on display are part of the series Organismi metamorfici (Metamorphic Organisms), ceramics prompted by the work of the biologist Ernst Heackel Kunstformen der Natur and, in particular, by the study of diatomee. Appeared about 145 million years ago, diatomee costituitute the first life forms on our planet. Their symmetrical shapes, simple yet complex, functional and beautiful at the same time, act like natural mandalas that contain the secrets of life itself.