Matteo Gatti – Mutante il corpo mio s’abissa

12/04/2021 – 19/05/2021

IT

Dimora Artica presenta Mutante il corpo mio s’abissa, mostra personale di Matteo Gatti (1989) con un testo di Deborah Maggiolo. L’esposizione indaga il concetto di “mostro” quale costrutto material-simbolico tramite opere che prendono corpo in differenti supporti, tra cui installazione e disegno. Sviluppandosi in un percorso che ipotizza una mutazione alternativa dell’esistente, il lavoro di Gatti apre a possibili nuovi scenari di divenire.

La simultaneità degli opposti è quanto da sempre contraddistingue la mitologia del mostro, situandolo al crocevia fra dimensione soprannaturale – o fantastica – e terrena. Nella terminologia latina (monster, monstrum) il vocabolo indica al tempo stesso un prodigio – la dimostrazione della volontà divina – e un demone, o un’ammonizione – dal verbo moneo. Fra credenza popolare da tramandare e necessità tutta umana di proiettare, psicologicamente, desideri e paure su un’entità altra al fine di esorcizzarne il portato, i mostri esistono quale componente costitutiva del reale, nello specifico, come manifestazione dei suoi tratti più irrazionali e incontrollabili; feticci più umani degli umani, categoria intrinseca alla specie Homo.

Ricollegandosi all’immaginario del mostro e alla sua rappresentazione quale alterità negativa, antagonista del soggetto normato, Mutante il corpo mio s’abissa delinea un’ecologia in cui differenti forme biologiche e inorganiche entrano in contatto con altre entità umane e non umane. Qui, le tradizionali gerarchie del vivente risultano erose a favore di un processo di mutazione che assume una direzione orizzontale, decentrando la figura dell’anthropos e mettendo in scacco le tradizionali teorie dell’evoluzione e dell’eccezionalismo umano.  La ricerca di Gatti prende avvio dall’aneddoto narrativo al centro dall’opera “Mutante il corpo mio s’abissa”, vero e proprio punto nodale della mostra. Una protuberanza amorfa, melmosa emersione dalle acque di Loch Ness, si affaccia su una scansione al sonar che tratteggia la presenza di un’arcana figura sul fondo del bacino lacustre. Affascinato dal mito del celebre mostro di Scozia, conosciuto come Nessie, Gatti ne ripercorre le vicissitudini fino ai suoi più recenti svolgimenti. Risale infatti al 2016 la notizia del ritrovamento, nelle profondità del lago scozzese, di un prop utilizzato nel 1969 durante le riprese del film La vita privata di Sherlock Holmes, del regista Billy Wilder. Ancora una volta, a partire dalla famosa “foto del chirurgo” che, pubblicata sulla prima pagina del Daily Mail il 21 aprile 1934, contribuì a diffondere il racconto a un pubblico più vasto, l’episodio è funzionale ad alimentare la leggenda che vuole una misteriosa creatura ad abitare quei luoghi. A enigmatici ritrovamenti fa eco anche l’opera “4r80#932_ur!&90”, reperti che questa volta assumono le fattezze di remoti fossili paleontologici. Grandi calchi di creature chimeriche, fra l’invertebrato e il coriaceo, sono disposte come su di un tavolo clinico, pronte a essere esplorate allo scopo di definirne l’oscura natura. Le sagome di gesso ricalcano la configurazione di antiche forme biologiche e di quei grandi virus preistorici che, a causa degli smottamenti terrestri dovuti alle logiche del capitalismo estrattivo – prima che al cambiamento climatico – potrebbero ora ritornare alla luce, generando uno scontro di temporalità dai toni distopici. Il confine fra reale e fantastico si fa sempre più labile, avvicinando questi organismi al nostro livello ontologico. É sul filo di questa speculazione che nascono le opere “Nisse” e “Cattivi pensieri”, in cui Gatti immagina un orizzonte futuro dove l’essere umano è evocato dalla sola presenza di oggetti del suo quotidiano, prodotti dell’iperconsumismo fra cui si protendono mostruosi apparati mutanti. La contaminazione progredisce in forma di rivalsa territoriale, attori considerati marginali e minoritari reclamano ora il proprio spazio di autonomia, oltre un mondo antroponormato. Il contatto simbiotico tra differenti piani di realtà genera una condizione di xenorealismo: a causa di una mutazione disfunzionale, l’evoluzione lineare s’inceppa, producendo un’ontogenesi abnorme.

Quello di Gatti è uno sguardo al cambiamento che potrebbe manifestarsi in un’ipotetica post-civiltà, una fantasticheria giocosa e irriverente che indica come, forse, sia possibile apprendere da queste diverse forme di vita come farsi strada nell’avvenire. Che si tratti di dover sviluppare una sensibilità differente rispetto alle cose o un nuovo modo di stare al mondo – estendendo i nostri organelli come nell’opera “Diorama”, al fine di percepirne sfumature ulteriori. Potremmo imparare dai “mostri” come essere meno umani, se umano è sinonimo di quell’Umanesimo che ha portato all’attuale disastro nella cosiddetta epoca dell’Antropocene. Da questa prospettiva, l’esposizione può porsi come un invito a riflettere sulla condizione di “mostruosità” quale punto di vista alternativo sull’esistente, una modalità di ricollegarsi a sfere ontologiche stigmatizzate e rilegate in secondo piano. Non resta dunque che lasciarsi naufragare in quel mare, inabissandosi fra le suggestioni delle opere per immaginare percorsi di sviluppo divergenti.

Deborah Maggiolo

ENG

Dimora Artica presents Mutante il corpo mio s’abissa, a personal exhibition by the artist Matteo Gatti with a text by Deborah Maggiolo. The exhibition investigates the concept of “monster” as a material and symbolic construct through a series of works that take shape in different media, including installation and drawing. Developing into a path that hypothesizes an alternative mutation of the existent, Gatti’s work opens up to possible new scenarios of becoming.

The simultaneity of opposites is what has always characterized the mythology of the monster, placing it at the crossroads between the supernatural – or fantastic – and earthly dimension. In Latin terminology (monster, monstrum) the word indicates both a prodigy – the demonstration of the divine will – and a demon, or an admonition – from the verb moneo. Between a popular belief to be preserved and an entirely human need to, psychologically, project desires and fears onto another entity, in order to exorcise their potential, monsters exist as a constitutive component of reality itself, notably, as a manifestation of its most irrational and uncontrollable features. Fetishes more human than humans, they are a category intrinsic to the Homo species.

By reconnecting to the image of the monster and to its representation as a negative otherness, antagonist of the normed subject, Mutante il corpo mio s’abissa outlines an ecology in which different biological and inorganic forms come into contact with other human and non-human entities. There, the traditional hierarchies among living beings are eroded in favor of a process of mutation that takes on a horizontal direction, decentralizing the figure of the anthropos and putting in check the traditional theories of evolution and human exceptionalism. Gatti’s research arises from the narrative anecdote at the center of the work “Mutante il corpo mio s’abissa”, focal point of the exhibition. An amorphous, muddy protuberance emerging from the waters of Loch Ness overlooks a sonar scan image that outlines the presence of an arcane figure at the bottom of the lake basin. Fascinated by the myth of the famous monster of Scotland, known as Nessie, Gatti traces its vicissitudes up to their most recent developments. In fact, it dates back to 2016 the news of the discovery, in the depths of the Scottish lake, of a prop used in 1969 during the shooting of the film The Private Life of Sherlock Holmes, directed by Billy Wilder. Once again, starting with the famous “photo of the surgeon” that, published on the front page of the Daily Mail on April 21, 1934, helped to spread the story to a wider audience, the episode is functional to fuel the legend which claims a mysterious creature to inhabit those places. The work “4r80#932_ur!&90” also echoes enigmatic findings, which this time take on the features of remote paleontological fossils. Large casts of chimeric creatures, between the invertebrate and the crustacean, are arranged as if on a clinical table, ready to be explored in order to define their dark nature. The plaster shapes outline the configuration of ancient biological forms and of those big prehistoric viruses that, due to the landslides caused by the logic of extractive capitalism – before climate change – could now come back to light, generating a clash of temporalities with dystopian tones. The boundary between the real and the fantastic becomes more and more blurred, bringing these organisms closer to our ontological level. It is on the thread of this speculation that the works “Nisse” and “Cattivi pensieri” were conceived, in which Gatti imagines a future dimension where the human being is evoked by the mere presence of objects of everyday life, products of hyper-consumerism among which monstrous mutant apparatuses protrude. The contamination proceeds in the form of a territorial revenge, actors previously considered marginal and minor now claim their space of autonomy, beyond an anthroponormated world. The symbiotic contact between different planes of reality generates a condition of xenorealism: due to a dysfunctional mutation, the linear evolution jams, producing an abnormal ontogenesis.

That of Gatti is a gaze at the change that could manifest in a hypothetical post-civilization, a playful and irreverent reverie that indicates how, perhaps it is possible to learn from these different forms of life how to make one’s way in the future. Whether it’s having to develop a different sensitivity to things or a new way of being in the world – extending our organelles as in the work “Diorama”, in order to perceive further nuances of it. We could learn from “monsters” how to be less human, if human is synonymous with that Humanism that led to the current disaster in the so-called era of the Anthropocene. From this perspective, the exhibition can act as an invitation to reflect on the condition of “monstrosity” as an alternative point of view on the existent, a way to restore the connection with ontological spheres previously stigmatized and bound to the background. All that is left is to be shipwrecked in that sea, sinking among the suggestions offered by the artworks in order to imagine divergent development paths.

Deborah Maggiolo