NATURALIA ET ARTIFICIALIA

25/09/2018 – 29/09/2018

Project presented in Bologna at Cà Marsala for Bologna Design Week 2018

Artists: Daniele Carpi, Giovanni De Francesco, Andrea Martinucci, Francesco Pacelli, Diego Soldà

IT

Dimora Artica presenta Naturalia et Artificialia, progetto espositivo che coinvolge le opere di cinque artisti all’interno di Cà Marsala in occasione della Bologna Design Week 2018. Allestita in una casa privata, la mostra si pone come una wunderkammern contemporanea, in cui l’esperienza della meraviglia supera le distinzioni tra natura e artificio.

Ci sono momenti speciali della storia in cui il tempo sembra seguire un ordine diverso ed imprevedibile, aprendo le porte ad ulteriori possibilità percettive. Per la loro esoticità, alcuni oggetti agevolano queste occasioni di meraviglia, incontri imprevisti in cui la mente si perde, immersa in un visionario altrove, e nel contempo è maggiormente attenta, concentrata nell’unicità di un’esperienza fuori dall’ordinario. È con queste premesse che dal Rinascimento si sviluppano in tutta Europa le wunderkammern, luoghi privati che ospitano raccolte di oggetti stravaganti di diversa tipologia e provenienza, in cui il collezionista archivia la propria collezione di curiosità, mettendola in scena in una sorta di teatro da mostrare ad ospiti stupefatti. Gli oggetti tratti dalla natura e quelli creati dall’uomo, che nelle wunderkammern sono definiti naturalia e artificialia, convivono nello stesso piano misto di sistematicità della raccolta ed empiricità delle libere associazioni. Nonostante le distinzioni, nelle camere delle meraviglie alcune forme naturali sono talmente bizzarre da sembrare frutto dall’immaginazione mentre i prodotti artificiali riproducono la vita e il movimento grazie ad automi e macchinari dal moto perpetuo. Natura e artificio sono originati dalla medesima spinta creatrice, che si sviluppa nell’attività dell’uomo come nell’evoluzione della vita, generando una realtà in divenire, costantemente in formazione.

La mostra curata da Dimora Artica presso Cà Marsala, abitazione situata nel centro storico di Bologna, si pone come occasione per riflettere sul rapporto tra opere d’arte e ambiente privato. Le opere dialogano con gli ambienti della casa trasformata per l’occasione in una wunderkammern contemporanea, in cui la tradizionale distinzione tra forme naturali e prodotti artificiali viene trascesa nell’esperienza della meraviglia. Come in una collezione, i lavori degli artisti s’inseriscono tra gli arredi dello spazio e in rapporto con essi, facendo dell’ambiente domestico un luogo in cui si aprono delle metaforiche finestre sull’altrove, occasioni di evasione e insieme di conoscenza del reale nella sua complessità.

La produzione di Giovanni De Francesco (Bergamo, 1976) è legata ad un’idea di installazione che riprende lo stile della natura morta, in composizioni che mettono in relazione armonica elementi eterogenei, realizzati per mostrarsi in modo inatteso rispetto alle proprie specificità fisiche e tecniche. Partendo dalla rappresentazione delle forme della natura, la rimodulazione formale porta ad una realtà addomesticata dall’artificio estetico, in cui l’ambiguità dei materiali si unisce alla seduzione delle rappresentazioni. Nelle opere intitolate Inseparabili, coppie di vasi di ceramica dai riflessi cangianti sono unite a stratificazioni di cemento e gesso colorato, sormontate da coralli marini.

Nella propria ricerca, Daniele Carpi (Chiavenna, 1976) segue un procedimento di accumulo e sottrazione che porta alla luce il costante confronto tra l’impermanenza della realtà e l’astrazione delle definizioni. Accostando elementi eterogenei, Carpi assembla “oggetti simbolici” che comprendono insieme: stimoli percettivi instabili e regole di composizione, mutamenti imprevisti e punti di equilibrio. Le teste-paesaggio presentate a Cà Marsala fanno parte di una serie ispirata alla descrizione omerica della figura del Ciclope, visto da Ulisse come una montagna isolata. Calchi di sassi sovrapposti, dipinti con colori vivaci e completati da pietre semipreziose, appaiono come enigmatici busti alieni.

Il lavoro di Andrea Martinucci (Roma, 1991) si articola come percorso trasversale, che unisce linguaggi diversi quali pittura, video, fotografia ed elementi digitali. Coniugando il proprio background in multimedia design e il forte legame personale e formativo con il mezzo pittorico, la sua ricerca più recente esplora la compenetrazione tra l’immaginario digitale e l’apparato estetico e normativo che definisce la pittura. Partendo dalla sovrabbondanza iconografica della contemporaneità, Martinucci esplora l’apertura delle immagini a ulteriori significati oltre l’immediatezza della superficie. Nell’opera intitolata 28012018.jpeg, Martinucci assembla dei dipinti e una luce neon che li attraversa. Il soggetto è formato da diverse immagini tratte dal web, che inserite nell’opera vanno a formare nuove possibili connessioni semantiche.

Il lavoro di Francesco Pacelli (Perugia, 1988) pone in relazione elementi che attingono dall’immaginario collettivo e dalla sfera personale, stratificando molteplici riferimenti visivi per arrivare all’elaborazione finale di un’immagine. I temi affrontati fanno riferimento alla memoria e alla sua cancellazione, ai concetti di contraddizione e ambiguità, al corpo umano, alla cultura popolare, al rapporto tra evoluzionismo e spiritualità, permeati da sentimenti coesistenti di paura della morte e speranza per il futuro. I lavori esposti a Cà Marsala affrontano il tema della distorsione dell’elemento umano presentando visioni grottesche, ambigue e spiazzanti. Due piedi vengono uniti, incastrati per sempre attraverso la condivisione del primo dito generando appunto un’allucinazione, mentre il cranio sovradimensionato di un gigante con tre cavità oculari pone le basi per una riflessione collettiva legata al senso dell’agire contemporaneo in relazione all’incertezza di un futuro al tempo stesso attraente e spaventoso.

La ricerca di Diego Soldà (Arzignano, 1981) è connotata da una costante riflessione sul lavoro, inteso come rapporto tra azione e prodotto, attraverso opere che esplicitano la stratificazione degli atti e dei processi fisici con i quali sono state realizzate. Si tratta di una gestualità ripetitiva di cui Soldà sonda l’ambivalenza tra calcolo e imprevisto, controllo razionale e libertà espressiva della materia. Seppur meccanici, i gesti producono piccole differenze, scarti minimi valorizzati dall’autore come segni dell’imprevedibilità con cui la vita esprime la propria valenza creativa. I risultati dell’agire umano vengono quindi ricondotti all’interazione tra volontà razionale ed agenti esterni non prevedibili come le condizioni ambientali, il caso, il destino. Nelle opere presentate a Cà Marsala, numerosi strati di colore vanno a formare grosse masse di materia ricoperta da un ultimo strato bianco, rendendo visibile il vivace cromatismo solo dai lati levigati o attraverso una rottura che spezza l’opera in due pezzi uniti da una cerniera.